Gli archivi riservano sempre sorprese. Recentemente mi sono imbattuto in qualche documento riguardante la costruzione di un paio di ponti in pietra nella vallata del Bidente che hanno resistito nel tempo alle intemperie ed ancor oggi si trovano in ottimo stato di conservazione. Il primo di questi ponti è posto sul fosso delle Graticce, mentre il secondo si trova sul fosso di Rio Salso nei pressi di Ca’ di Veroli. Entrambi sono testimonianze dell’abilità degli scalpellini locali e rappresentano esempi significativi dell’architettura rurale dell’Appennino.

Antichi documenti rinvenuti da Alessio Boattini negli archivi di stato ci narrano una diversa storia di Trappisa quella delle sue sorti durante il devastante terremoto del 10 novembre 1918, seguito da quello del 29 giugno 1919.

Numerose abitazioni furono completamente rase al suolo dalle scosse altre furono danneggiate, che sorte spettò al nostro rifugio? Scopriamolo leggendo l’articolo di seguito.

𝑨𝑷𝑷𝑼𝑵𝑻𝑰 𝑺𝑼 𝑷𝑰𝑳𝑨𝑺𝑻𝑹𝑰𝑵𝑰, 𝑷𝑰𝑬𝑻𝑹𝑬 𝑪𝑨𝑵𝑻𝑶𝑵𝑨𝑳𝑰 𝑺𝑬𝑮𝑵𝑨𝑪𝑯𝑰𝑳𝑶𝑴𝑬𝑻𝑹𝑰 𝑬 𝑪𝑰𝑷𝑷𝑰 𝑫𝑰 𝑰𝑵𝑰𝒁𝑰𝑶 𝑴𝑼𝑳𝑨𝑻𝑻𝑰𝑬𝑹𝑨

Un articolo a cura di Claudio Bignami.

Il 95 per cento delle informazioni di questo articolo sono tratte dalla guida escursionistica risalente al 1987 “I SENTIERI DEI PASSI PERDUTI” della estinta Cooperativa Culturale Re Medello.

Coloro che camminano sui percorsi delle vallate bidentine, entro il comune di Bagno di Romagna, si possono imbattere in incisioni su pietra che riportano indicazioni chilometriche. A volte si tratta di piccoli pilastrini posti ai lati della mulattiera ed altre volte invece l’incisione si trova ai lati della casa contadina o della chiesa nelle pietre “cantonali”.

Non è necessario andarli a cercare: se vi ci imbattete bene, altrimenti fa lo stesso. Con questo inutile articolo, però venite a sapere a cosa servono. Nel caso siate impegnati nella ricerca di Pokemon o gnomi potete anche dilettarvi nel cercare pilastrini e incisioni di cantonali che almeno esistono.

Qui tutto l’articolo, buona lettura e buona camminata per gli interessati.

Il testo racconta di un furto avvenuto nel 1640 nella valle di Pietrapazza. La vittima è un giovane contadino di nome Piero di Santi di Ripiano, che viene derubato del suo santambarco, un mantello usato dai contadini per proteggersi dal freddo. L’aggressore è un altro contadino, Iacopo d’Agostino da Sangiavolo. 👩🏻‍🌾

Piero e Iacopo si trovano a passare insieme per la macchia di Badia Prataglia quando Iacopo, all’improvviso, aggredisce Piero e gli strappa il santambarco di dosso. Piero tenta di difendersi, ma Iacopo lo minaccia. 🔪

Il giorno dopo, Piero si presenta alla Corte di Bagno per denunciare l’accaduto. Iacopo, a sua volta, si presenta in Corte e ammette di aver rubato il santambarco, ma sostiene che era suo perché glielo aveva donato un suo parente. 🛡️

La Corte, dopo aver ascoltato le testimonianze di Piero e Iacopo, condanna quest’ultimo al confino per sei mesi fuori dal Capitanato di Bagno. Iacopo sconta la pena a Pratovecchio e, trascorsi sei mesi, può rientrare a Pietrapazza. 📍

Il testo offre uno spaccato della vita quotidiana dei contadini del XVII secolo. Si tratta di una testimonianza che mostra la determinazione di Piero a ottenere giustizia. 📖

Leggi l’intero testo a cura di Alessio Boattini, la maggior parte delle foto sono prese dal libro “La gente di Pietrapazza” 🔖

In occasione della festa dell‘Ottava Brigata Garibaldi il 10 settembre 2023 verrà inaugurato un cippo alla memoria di Caterina e Giuseppina Milanesi di anni 8 e 5 morte a Cà del Tosco nel 1951 a causa di un ordigno bellico col quale giocavano. Riportiamo un articolo di Oscar Bandini per non dimenticare l’orrore che da sempre accompagna le guerre.