Tra la posta indirizzata al rifugio, tra bollette, pubblicità ed altro, abbiamo trovato questa lettera che, per una questione di correttezza o par condicio, non possiamo rifiutarci di pubblicare. Noi pubblichiamo, ma ovviamente ci dissociamo.
Lettera aperta di un Faggio ai gestori del Rifugio Trappisa
Sono uno dei tanti faggi secolari che trascorrono la loro esistenza all’interno del Parco Casentinese e vi scrivo in rappresentanza di tutti gli alberi che popolano la foresta per esprimere il nostro disappunto riguardo a una nuova categoria di scansafatiche che ha iniziato a frequentare i boschi. Per farla breve: un tempo la vita di noi alberi era normale, scandita dalla nascita e dalla morte. I boschi si rigeneravano naturalmente, grazie alla dispersione dei semi delle piante madri, in un ciclo vitale che è durato per millenni.
Poi, in cerca di nuove emozioni, il deprecabile e mal riuscito rapporto orale tra un dinosauro e una brontosaura del Mesozoico diede il via al genere umano e da quel momento cominciarono i nostri guai: più la vostra popolazione aumentava, più la nostra diminuiva. Nel corso dei millenni ce ne avete combinate di tutti i colori: incendi per fare spazio a pascoli e coltivazioni, tagli per scaldarvi, costruire abitazioni o fabbricare clave per prendervi a legnate sulla testa. Non contenti, ad un certo punto della storia, ci si sono messi pure mistici, santi, venerabili ed altri ciarlatani che, in cerca di solitudine, meditazione e preghiera, hanno fondato monasteri, eremi, cenobi, portandoci via le parti migliori del bosco.
Ma questo è il passato. Negli ultimi decenni i frequentatori delle foreste sono aumentati in modo esponenziale e ai tradizionali piromani, boscaioli, religiosi, carbonai e compagnia bella si sono aggiunti i grandi predatori di bosco e sottobosco (cacciatori, fungaioli, tartufai, cercatori di fragole, more, castagne, noci ecc…) oltre, naturalmente, a camminatori, sempre accompagnati da cani che pisciano contro i nostri tronchi, e ciclisti che vi si schiantano. A tutta questa gente, che ovviamente considera i boschi al pari di pattumiere e quindi trova doveroso abbandonare cartacce, fazzoletti, bottiglie di plastica, lattine, anticoncezionali e quant’altro, si sono aggiunti di recente altri perditempo che, dal punto di vista di noi alberi, sono i peggiori, pur non avendo un impatto devastante come le altre categorie. Questi nuovi frequentatori probabilmente vivono in una bolla di sapone e, quando escono, fanno proprie tutte le idee bislacche e prive di senso (di solito provenienti dall’oriente) che il resto del mondo propone. Una delle ultime scemenze che si sono bevuti è la convinzione che abbracciare noi alberi faccia bene: dicono che, grazie all’energia che trasmettiamo, riescono ad immergersi completamente nella natura traendo quel benessere psicofisico che li rilassa, li libera dallo stress ed altre boiate simili.
A questo punto, la domanda che ci poniamo è: ma noi vogliamo essere abbracciati? La risposta è ovvia: NO, in quanto il genere umano ci fa schifo.
Voi abbracciatori – non sappiamo come definirvi – arrivate facendo discorsi che non stanno né in cielo né in terra, con le vostre t-shirt made in China che ci fanno rabbrividire. Vi scegliete naturalmente alberi dal tronco liscio perché quelli squamosi, spugnosi, rugosi, a scaglie o addirittura resinosi vi danno fastidio o vi rovinano la maglietta. Poi restate attaccati a noi per un tempo che ci sembra infinito e, soprattutto, ci disgusta. Noi alberi a voi non trasmettiamo nulla, quindi non abbracciateci. Gli abbracci regalateli ai vostri figli, ai vostri genitori, ai disabili, agli emarginati e a chiunque ne abbia davvero bisogno, che sono tanti. Ci sono svariate opportunità – certo più scomode – per ottenere sensazioni migliori rispetto a quelle che vi inventate abbracciandoci: andate a dare una mano nei centri di volontariato, aiutate quelli della Caritas a distribuire pasti, dedicatevi ai servizi socialmente utili, insomma fate quello che volete, ma lasciateci in pace. Noi alberi abbiamo già i nostri problemi e a voi non vogliamo trasmettere proprio nulla.
Comunque, se proprio non riuscite a farne a meno, andate ad abbracciare ginepri e cactus oppure adagiatevi dolcemente su un bel campo di ortiche e vediamo se riuscite a cogliere quella spiritualità che, secondo voi, vi libera dai vari blocchi fisici, emotivi, psichici ed evolutivi che caratterizzano la vostra vita.
