Ho avuto il privilegio di conoscere Don Natale fin da bambino. I miei genitori gestivano un albergo-bar-ristorante a Bagno di Romagna e Don Natale, allora parroco a San Silvestro, una piccola frazione nelle vicinanze, passava di lì almeno una volta alla settimana. Davanti a un bicchiere di vino, si intratteneva volentieri in quattro chiacchiere con mio padre e gli altri avventori.
Un paio di decenni più tardi, durante le camminate che facevo con gli amici nei dintorni di San Silvestro, la canonica di Don Natale era diventata una tappa obbligata. Il parroco ci accoglieva sempre col sorriso sulle labbra e la sigaretta in mano. Ci offriva il solito bicchiere di vino, e si parlava un po’ di tutto.
Durante una di queste conversazioni, qualcuno di noi, sapendo che i sacerdoti vengono solitamente destinati a parrocchie nei pressi della loro diocesi di appartenenza, gli chiese come mai fosse finito a Strabatenza, una località ben lontana dalla Liguria, sua terra d’origine. Don Natale rispose accennando a un passato da partigiano, che – lasciava intendere – non era stato particolarmente apprezzato dalle alte gerarchie ecclesiastiche.
Nella foto a fianco comunione o cresima prima metà anni ’50. Oltre a Don Natale so il nome di 3 bambini: a sinistra Franco Beoni di Cà della Vigna, accanto a lui Mino Milanesi della Bottega e penultimo Primo Sedioli di Cetoraio. Se riuscite a recuperare altri nomi fateci sapere
Infatti, alla fine del conflitto mondiale, ricevette quella che lui definiva “una specie di punizione”: il trasferimento in terra di Romagna, in una sperduta parrocchia dell’Appennino.
Uomo di fede certo, ma ben consapevole della realtà che gli girava intorno quando venne il momento di scegliere tra lo starsene al calduccio in canonica o aderire alla Resistenza non ebbe dubbi. Nel giugno 1944 entrò a far parte del Battaglione Centocroci, Divisione Partigiani Cristiani, che operava sull’ Appennino Ligure-Tosco-Emiliano, dove rimase fino all’aprile 1945, con il grado di Tenente. La Brigata prendeva il nome dal valico di Centocroci, situato tra la Val di Vara (La Spezia) e la Val di Taro (Parma) e in quel periodo diede il suo prezioso contributo per liberarci dal nazifascismo.
Conservo un ricordo molto affettuoso di Don Natale: era una persona davvero speciale, piena di umanità, altruismo, simpatia e cordialità. In ogni caso, una figura indimenticabile.
Nella foto a fianco Festa degli Alberi con Don Nalate – 1952 Strabatenza
P.S. Natale De’ Vincenzi era nato il 18 dicembre 1913 a Carro, un piccolo comune in provincia di La Spezia. Dopo essere stato parroco in un paio di località della diocesi di Chiavari, e poi viceparroco a Rapallo, fu trasferito a Strabatenza subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, prendendo possesso della parrocchia bidentina il 4 dicembre 1947.
Durante la sua permanenza a Strabatenza, progettò e fece costruire – con la collaborazione degli abitanti – il nuovo campanile, che sostituì il vecchio “a vela”, oltre a realizzare il rifacimento del sagrato e della casa di fronte alla chiesa. Rimase lì fino agli ultimi mesi del 1955, quando fu trasferito a San Silvestro, un’altra frazione del comune di Bagno di Romagna.
Si è spento nel maggio del 2005, all’età di quasi 92 anni. Le sue spoglie sono rientrate in Liguria. Qualche mese dopo la sua morte, un amico che lo aveva frequentato più di me negli ultimi anni mi affidò le foto del suo piccolo archivio, in gran parte relative al periodo in cui fu parroco a Strabatenza.
Queste immagini saranno riproposte nel libro La Gente di Strabatenza, che sarà pubblicato nei primi mesi del prossimo anno.
Chiesa di San Donato a Strabatenza – Disegno Silvano Fabiani
Chiudo con una frase che, ne sono certo, Don Natale avrebbe sicuramente apprezzato: “Buono come il pane, bello come l’antifascismo.”
(Da un’inspiegabilmente identificata fornaia di Ascoli Piceno)
Disegno a cura di Alessandro Capellaro






