Forse quell’anno il mese di marzo mi era sembrato più vero. Avevo udito crearsi tra i fossi le timide note dell’acqua e mi ero stupito di ritrovare sotto l’ultima neve già intrisa da un sole insistente le prime viole smarrite.
All’affacciarsi del sole mi beavo del lamento degli usignoli, dello scalpitare impaziente del bestiame che ritornava ai pascoli, della monotona cantilena del cuculo che rimbalzava tra le valli.
Oggi ho nostalgia di quella primavera che circostanze strane mi avevano fatto vivere tra cornici di colline nella opportunità di essere coinvolto in quel risveglio di vita che la natura annualmente propone a se stessa.
Poggio alla Lastra era una manciata di case che si tenevano per mano attorno ad una chiesetta umida e gracile, in cui confluivano dopo cena gli uomini del borgo prima di bivaccare per un’oretta all’osteria della Beppa.