Il trenino della Foresta della Lama

di Lorenzo Spignoli

Vi dice niente la parola Decauville? Paul Decauville era un ingegnere francese che nel 1873, all’età di 27 anni, inventò un sistema di ferrovie portatili. Decauville divenne dunque il marchio di un’azienda prima piccola, ma via via sempre più importante, che produceva rotaie, vagoni, locomotive e poi anche motociclette e automobili. Averne una, di quelle vetturette da 3 cv, tipo quelle che si vedono nei film muti, equivarrebbe a una piccola fortuna. Ma l’ultima è stata costruita nel 1901 e non credo ne siano rimaste molte in giro. Tuttavia il nome Decauville è arrivato ai giorni nostri soprattutto come sinonimo di ferrovie. Piccole ferrovie a scartamento ridotto, costituite da binari prefabbricati che possono essere velocemente posati o tolti.

Nei primi anni del ‘900 trovarono buona diffusione, un po’ in tutta Europa e anche negli Stati Uniti. Venivano utilizzate soprattutto per il trasporto di merci su piccole distanze: legname, barbabietole, sale, carbone. Anche munizioni. Si, anche munizioni, perché durante la prima guerra mondiale molti furono i fronti serviti dalle ferrovie Decauville.

Fu probabilmente questo il momento di massimo sviluppo di un sistema che è stato utilizzato anche nella nostra zona, in un posto sicuramente difficile da immaginare per molti.

Me ne parlò Giovanni Quilghini, quando era venuto a trovarmi in municipio.

Quilghini è il nuovo responsabile del comando del Corpo Forestale dello Stato di Pratovecchio e ciò significa che ha competenza su un buon numero di foreste, ricadenti in territorio sia toscano che romagnolo.

La foresta della Lama è una di queste. Vi si accede dalla strada provinciale dei Mandrioli. Poco dopo il valico, in territorio toscano, dalla località del Cancellino parte una pista forestale lunga venti chilometri che scende fino alla Lama, in territorio del comune di Bagno di Romagna.

La pista ricalca esattamente quello che era il tracciato della ferrovia.

Immagine da: La Lama nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi – Gianni Chiari – arti grafiche Cianferoni , Stia (AR) Ottobre 2010

Il percorso della ferrovia di smacchiamento.

La Storia

della Lama

La foresta è stata sfruttata, per periodi storici anche lunghi. Nel ‘500, ai tempi di Cosimo I, sul versante romagnolo si reprimevano severamente i contadini e i pastori romagnoli che attraverso la pratica della creazione dei ronchi erodevano lembi di foresta per ricavarne coltivi e pascoli. Nella parte toscana l’Opera di Santa Maria del Fiore disboscava alacremente per alimentare la costruzione della nuova cattedrale di Firenze. A cavallo fra il ‘700 e l’800 il granduca Pietro Leopoldo concesse larga libertà di taglio e i danni alla foresta furono tali che nel 1838 il suo successore Leopoldo II affidò al botanico boemo Karl Siemon il compito di riordinare e ricostituire il patrimonio forestale. Arrivarono piantine e sementi dal Tirolo, cervi e daini dalla Germania, mufloni dalla Sardegna, volatili da ogni parte del mondo.

Uno sforzo titanico che diede grandi frutti. Purtroppo, nel 1900, il granduca Ferdinando IV vendette la foresta a un privato, il cavalier Ugo Ubaldo Tonietti, che tornò a sfruttarla e che per meglio trasportare i tronchi tagliati, impiantò la ferrovia. Il trenino faceva tre viaggi al giorno, trasportando ogni volta fino a cinque metri cubi di legname. Aveva a bordo i frenatori, operai muniti di robuste pertiche, che dovevano far forza per rallentare o aiutare secondo pendenze e direzione di marcia le tre piccole locomotive a vapore. Gli operai le avevano battezzate Saba, Fioia e Archiana. Per anni la quiete della foresta fu interrotta dal rumore di seghe e accette da una parte e poi, dal tipico scatto metallico dei giunti dei binari quando il trenino li attraversava.

Tornata nel 1914 di proprietà dello stato, la foresta poté riposare e tornare a crescere.
Grandi sono i meriti di molti che da allora ai giorni nostri hanno operato, nei tanti modi possibili, a questo fine. Si racconta che la ferrovia fu sostanzialmente smantellata attorno al 1929 dall’amministratore forestale Livio Varoli che doveva essere bravo ma che fu trasferito in Sardegna da Mussolini che non gli aveva perdonato il rifiuto di aderire alla milizia.

Foto da: Archivio Stefano Valbruzzi e La Lama nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi – Gianni Chiari – arti grafiche Cianferoni , Stia (AR) Ottobre 2010

Indicazioni stradali da Trappisa:

Il consiglio è sempre quello di andare a piedi…

Partendo da Trappisa potete studiare qualche itinerario per raggiungere la Foresta della Lama a piedi, magari munendovi di una mappa dei sentieri locali. Il consiglio è quello di procedere in auto fino alla Siepe dell’Orso, ovvero dopo aver oltrepassato Strabatenza e Casanova dell’Alpe e da qui iniziare il trekking o il giro in bici. Clicca qui per aprire Google Maps.

Articolo a cura di

Lorenzo Spignoli

Ex sindaco del Comune di Bagno di Romagna Lorenzo è sicuramente un grande appassionato e conoscitore di questi luoghi. È nato e vive a San Piero in Bagno, ha la passione della politica, della lettura e della scrittura.