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L’EREMO DI CAMALDOLI

📸  Foto Lamberto Bignami

Una perla del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, dove si trova il nostro rifugio, è sicuramente l’Eremo di Camaldoli.

La fondazione dell’Eremo di Camaldoli, secondo la tradizione, risale al 1012 per opera del monaco ravennate Romualdo. Poco più in basso, in quello che sarebbe poi diventato il Monastero (località un tempo chiamata Fonte Buono), Romualdo dispose che vi si sistemasse un monaco per soccorrere i bisognosi e gli ospiti.

La regola camaldolese si pone a metà strada tra queste due realtà (Eremo e Monastero) trovando nella prima la vocazione anacoretica, con la conseguente ricerca della solitudine quale presupposto ideale per concentrarsi sulla preghiera; nella seconda la spinta cenobitica, volta a lenire “i mali del mondo” proponendo una vita comunitaria.

La prima cosa che anche il visitatore più distratto noterà appena arrivato a Camaldoli è la Foresta, dove a farla da padrone indiscusso è l’abete bianco.

Ci troviamo infatti all’interno di una Riserva Naturale Biogenetica compresa, dal 1993, dentro all’ area protetta del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna.

La cura della Foresta fu sempre al centro dell’agire dei monaci tanto che, nel corso del XVI secolo, il monaco Paolo Giustiniani scrisse una Summa, sorta di Codice Forestale che prevedeva la messa a dimora di migliaia di abeti ogni anno.

Norme severe regolavano il taglio del bosco che doveva essere autorizzato dal Capitolo Monastico.

Dall’ Eremo e dal Monastero partono diversi sentieri segnati che permettono agli escursionisti di conoscere le meraviglie della zona quali la Foresta di abeti bianchi, la Giogana appenninica lungo il sentiero di crinale n° 00, il maestoso Castagno di Miraglia e tante altre cose…

Indicazioni stradali da Trappisa:

Il consiglio è sempre quello di andare a piedi…

DAVIDE PRATI

Articolo a cura di

Davide Prati

Laureato in storia contemporanea Davide è Guida Ambientale Escursionistica (socio AIGAE) del gruppo I Trekkabbestia.